Lettera ai lucerini

Cari concittadini, sono passati quasi cinque anni da quando mi avete onorato di ricoprire la carica di sindaco e mi va di condividere con voi qualche pensiero, come al solito, un po’ per piacere, un po’ perché ritengo che il Comune, e chi lo amministra, debbano sempre essere un libro aperto per tutti. Beh, questi anni non sono stati una passeggiata come può sembrare. La situazione, specie all’inizio, era davvero terribile ed io sentivo addosso il peso enorme della responsabilità che – lo confesso – più di una volta, mi ha fatto svegliare la notte e piangere. Ogni giorno saltava fuori un problema, un debito, una sentenza avversa e mi saliva l’ansia, la paura di non essere all’altezza. 

E così è passato questo quinquennio, in un altalena di emozioni: dalle belle storie agli attimi di sconforto, dalle magnifiche esperienze ai momenti rubati agli affetti familiari, dalle piccole grandi soddisfazioni alle accuse più infamanti pur di screditarti. Insieme a voi, abbiamo lavorato, quotidianamente, ad un’idea diversa di città. 1824 giorni dedicati interamente a risolvere piccoli e grandi problemi di un territorio per troppi anni massacrato ed oggetto delle speculazioni più becere.

E sì, avevo seriamente pensato di non ricandidarmi. Le cose vissute intensamente, anima e corpo, rischiano alla lunga di logorarti ed io sentivo di essere arrivato al limite. L’affetto di molti concittadini, ma soprattutto il senso di responsabilità e la consapevolezza di essere ad un crocevia importante per il futuro di Lucera, mi hanno indotto, forse per la prima volta nella mia vita, a rivedere una così intima decisione. Un passo indietro per tentare di farne tutti altri due o tre in avanti. 

Io non so se avremmo potuto fare di più o meglio di quanto abbiamo fatto. Posso garantirvi – questo è sicuro – che abbiamo dato il massimo mettendoci impegno, costanza, dedizione, amore. Sì, amore. Perché se c’è un sentimento che mi e ci lega a questa città è proprio questo. Abbiamo raggiunto obiettivi impensabili. Abbiamo trovato scuole a pezzi, pericolose, inqualificabili e le abbiamo trasformate nel fiore all’occhiello della nostra città. Abbiamo ereditato una situazione finanziaria dissestata, con quasi 30 milioni di debiti ed abbiamo raggiunto, con anticipo, il pareggio di bilancio reperendo, nel contempo, fondi per 31 milioni di euro. Abbiamo acceso la luce dove era spenta da anni, e non solo metaforicamente. Ora ci aspetta il salto di qualità, la vera scommessa.

Mi piacerebbe essere sindaco quando i camion porteranno via quelle montagne di schifezze dall’Alghisa dopo aver girato come trottole alla ricerca di fondi per la bonifica completa di quel sito. Mi piacerebbe esserci quando saranno ultimati tutti i lavori che interesseranno le scuole, alle quali abbiamo cercato di garantire sicurezza ed efficienza. Mi piacerebbe promuovere la città quando sarà uno schianto quel lungo percorso che va dal nuovo giardino attrezzato della Biblioteca comunale alla Villa al nuovo viale Castello fin su per la Fortezza rimessa a nuovo ed oggetto di grandi, grandissime novità. Mi piacerebbe organizzare qualche bell’evento nel bosco completamente rivalorizzato e far diventare il “Natale a Lucera” un evento di portata nazionale. Mi piacerebbe vedere come sarà il quartiere Santa Maria delle Grazie o l’ex Convento di Santa Caterina dopo gli imponenti restyling e, più in generale, tutti gli interventi già finanziati ed in corso di appalto. Lucera è un cantiere in fermento ma vi assicuro che c’è ancora un’infinità di cose da fare e pensare.

Se siete soddisfatti di quanto fin qui svolto, saremo ben felici di continuare, con la solita passione e con un pizzico di esperienza in più. E se, invece, ci ritenete degli incompetenti, votate pure tranquillamente coloro che ci hanno preceduti. La città è di tutti voi e qualunque decisione prendiate, io vi sarò eternamente riconoscente già solo per avermi dato l’onore e l’opportunità di amministrare in questi anni. 

Con affetto,
Antonio
cittadino innamorato della sua città e dei suoi cittadini

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